Abitava a Castel de' Britti.
I suoi erano contadini (mezzadri). La sua classe (1921) fu chiamata alle armi nel gennaio del 1941. Fu arruolato nei carristi.
Dopo una decina di mesi passati a Bologna, fu mandato in Piemonte, poi in Francia.
Il giorno dell'armistizio era tornato in Piemonte da pochi giorni. Venne a casa a piedi.
Quando cominciarono ad uscire i bandi di arruolamento della Repubblica di Salò, lui non si presenta. Rimane a casa, senza farsi troppo vedere, ma cercando ugualmente di dare una mano ai suoi nel lavoro dei campi.
Però l'ambiente di Castel de' Britti non era molto sicuro: c'erano parecchi fascisti in giro.
Passati così alcuni mesi, vedendo che il pericolo aumentava sempre di più, e non volendo assolutamente arruolarsi nell'esercito fascista, decide di andare nei partigiani.
Conosceva qualcuno a Monterenzio che poteva dirgli come arrivarci. Si mette d'accordo con altri due, anche loro con la stessa intenzione, e, attaccato il cavallo, partono per la montagna.
Passato Monterenzio, salgono sulle colline alla destra dell'Idice per incontrare la formazione che gli avevano indicato, cioè la 62a brigata, che da Castelnuovo di Bisano, sulla sinistra dell'Idice, si era trasferita sulla parte opposta, cioè ai Casoni di Romagna, ponendo la sede del comando a Ca' dei Gatti.
Appena arrivato, fa venire a prendere il cavallo da un garzone della sua famiglia (in seguito glielo ruberanno i tedeschi).
Del periodo di Ca' dei Gatti ricorda il comandante Kid (Luciano Proni), che rimase ferito in uno scontro coi tedeschi proprio il giorno prima della battaglia di Ca' di Guzzo, e soprattutto la notte della battaglia e la strage di partigiani dentro e fuori la casa circondata dai tedeschi.
Il giorno dopo la battaglia la brigata si sposta verso Monterenzio. Jacopo (Aldo Cucchi), che ha preso il comando, li invita a formare piccoli gruppi, indicando due possibilità: o tentare di passare il fronte, ormai vicinissimo, per unirsi agli americani, o dirigersi verso la pianura.
Con loro c'erano anche quelli della 66a, ma erano rimasti in pochi: essendo del posto, molti erano tornati a casa.
I tedeschi continuavano ad inseguirli. Due o tre giorni dopo ci fu un attacco a Sant'Anna, dove morirono due partigiani (Tarzan e Pampurio).
Querzè e fra quelli che si dirigono verso la pianura. Riesce a tornare a Castel de' Britti.
Per alcuni mesi vive quasi sempre nascosto in una grotta.
Suo padre che faceva qualche trasporto con i somari per il comune di Bologna, ottiene una specie di certificato di lavoro anche per il figlio: non valeva molto, ma con questa carta Angelo tenta di fare qualche giro anche lui.
E il giorno della Liberazione si trovava, appunto, a Bologna.
Testimonianza tratta dal volume:
Guerra e Resistenza a san Lazzaro di Savena
di Werther Romani e Mauro Maggiorani
Edizioni Aspasia